Riccardo Muti senatore a vita.
La sera della celebrazione uiciale dell’Unità d’Italia, dal loggione dell’Opera durante la recita di ‘Nabucco’, sono piovuti volantini con le scritte : ‘W il presidente Napolitano’, ‘Riccardo Muti senatore a vita’. Perché tanto accanimento nei confronti di Muti? Perché viene visto come il ‘salvator della patria’, di verdiana memoria: a Lui più tardi verrà attribuito il miracolo della conversione di Tremonti; lui bacchetterà il Parlamento, nel concerto a Montecitorio del 21 marzo, dicendo chiaro e tondo: non venite a parlare di cultura, vogliamo fatti e i fatti sono che della cultura in fondo non vi interessa un bel niente. Ecco cosa vuol dire parlar chiaro. E lo ha detto dopo che aveva avuto assicurazione da parte di Tremonti che avrebbe cercato di risolvere il problema del FUS. In questo coro di osanna a Muti, ci si sono messi anche gli amministratori romani. Il sindaco gli ha offerto la cittadinanza, il sovrintendente ha detto che lui è la più bella gemma dello scrigno del teatro… insomma lo stanno supplicando perché si leghi a Roma ed al suo teatro, che, senza di lui, risprofonderebbe nella routine più grigia. E, come non bastasse, se lo coccolano con iniziative che rasentano la mancanza di stile e l’inopportunità. La sera della prima, dopo quel ‘Va pensiero’ cantato nella commozione generale e quando la minaccia dei tagli ancora incombeva, un giornale della Capitale ha riferito che, finita la recita, tutti gli invitati (buona parte del pubblico presente?), si sono recati in un noto albergo romano per un dinner. Insomma alla fine, nonostante tutto, tutti a magnà, come si dice a Roma.
